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ESTERO


A tu per tu con Fabio Porta

Nel corso del pranzo di commiato offerto recentemente nel ristorante Taormina alla stampa locale di lingua italiana, il neo deputato Fabio Porta ha risposto con esclusività ad alcune domante fatte da L’Italia del Popolo.

 


D. Deputato, Lei è stato appena insediato. Ci dica in poche parole le sue prime impressioni.
R. Sedere tra i banchi di Montecitorio, per chi conosce e ha studiato la storia della democrazia italiana, e’ una emozione indicibile. Una grande responsabilita’ che, insieme all’emozione, e’ aumentata dal fatto di essere il rappresentante degli italiani che vivono in Sudamerica, milioni di persone che meritano di avere una voce adeguata in Parlamento. Superata i primi momenti di emozione, ho cercato di organizzarmi e di conoscere a fondo i meccanismi di lavoro della Camera dei Deputati. Ho chiesto, ed ottenuto, di fare parte della Commissione Affari Esteri e ho instaurato un ottimo rapporto con i miei colleghi parlamentari, in primo luogo con quelli del mio gruppo e con coloro che sono stati eletti all’estero. Quindi, ho iniziato ad entrare nel merito delle questioni attinenti alla nostra comunita’, e in questi giorni sto lavorando per evitare che i possibili “tagli” al bilancio del Ministero degli Esteri colpiscano ingiustamente gli interessi dei nostri connazionali che vivono fuori dall’Italia.
D. Dopo le elezioni ci sono state denunce di truffa eletorale in diversi paesi, specialmente Germania ed Argentina. Lei crede che dovuto a questo fatto il voto degli italiani all’estero rischi di essere soppresso?

R. Mi preoccupa che la prima dichiarazione del nuovo Sottosegretario agli Esteri con delega per gli Italiani nel Mondo, Senatore Mantica, sia stata proiprio relativa alla necessita’ di cambiare il meccanismo del voto all’estero, e questo a seguito delle polemiche seguite ai “presunti” brogli in Europa e Sudamerica. Voglio sperare che questa preoccupazione nasca in difesa del voto e non per ingrossare le fila di chi vorrebbe attaccare il voto all’estero, prima colpendone i meccanismi elettorali ma in realta’ pensando ad una sua abolizione... Detto questo, sono anche io convinto che alcune modifiche vadano fatte e siano necessarie, proprio a salvaguardia del voto e a tutela di tale diritto. Non credo pero’ che sia la priorita’ numero uno degli italiani nel mondo, che si aspettano innanzitutto Consolati piu’ agili ed efficienti, una assistenza sociale e sanitaria che funzioni e nuovi programmi di interscambio che valorizzino la lingua e la cultura italiana e le opportunita’ di studio e di lavoro per le giovani generazioni.
D. La stampa italiana e brasiliana ci informa che Berlusconi sta indurendo il suo atteggiamento verso gli immigranti in Italia. Anche i brasiliani che hanno il passaporto italiano sono compresi in questo caso?
R. Purtroppo questi atteggiamenti di chiusura, che a volte (anche involontariamente) sfociano nella xenofobia, colpiscono tutti. Si inizia con gli albanesi, poi si passa ai rumeni, quindi ai colombiani... ed inevitabilmente si finisce con l’accusare “gli stranieri” in maniera indistinta e ingiustificata di tutto: violenza, disoccupazione, illegalita’. Adesso, il problema non e’ certo quello di evocare fantasmi o esasperare odi di razza o di etnia; si tratta di regolamentare i flussi migratori, magari incentivando quelli provenienti dai tanti discendenti di italiani che vivono in Sudamerica, di migliorare le politiche di integrazione per chi e’ gia’ in Italia e al tempo stesso di essere severi con quanti sono responsabili di atti penalmente perseguibili, siano essi italiani o stranieri. La “caccia alle streghe” non ha fatto mai bene a nessuno, e a Berlusconi ricorderei (come ha fatto la Chiesa) che un secolo fa i “clandestini” all’estero erano proprio i nostri antenati italiani, che dimostrarono poi con il loro sudore ed il lavoro di non essere dei delinquenti o degli scansafatiche ma delle persone serie e volenterose, spesso protagoniste dello sviluppo di tanti Paesi esteri.
D. Lei è l’unico parlamentare che rappresenta il Brasile ed è opposizione al governo Berlusconi. Secondo Lei, questo potrà pregiudicare le agevolazioni che l’Italia possa concedere agli italiani del Brasile?
R. Credo proprio di no. Il Governo Berlusconi dobvra’ dimostrare agli italiani all’estero di sapere mantenere le promesse che lo stesso Presidente del Consiglio ha fatto quando ha scritto una lettera a tutti gli elettori italiani che vivono fuori dall’Italia. Io, semmai, vigilero’ che questo avvenga e - se possibile - collaborero’ positivamente per migliorare ed estendere le politiche e i progetti per gli Italiani del Sudamerica ed il Brasile. A partire dalla realizzazione di quanto gia’ approvato dal precedente Parlamento, grazie anche all’azione del Senatore Pollastri; mi riferisco alla “task force” per rafforzare i Consolati e ridurre i tempi e il numero della fila della cittadinanza. Il Governo italiano sta provando a tagliare i fondi gia’ esistenti per questo ed altri interventi importantissimi per gli italiani all’estero, spero che questo non avvenga e che tutti i parlamentari eletti all’estero (anche quelli del centro-destra) si uniscano per evitare tale brutta eventualita’.
D. Deputato, a che si devono i commenti su di Lei fatti da Tullio Zembo su L’Italiano del 9 e 11 giugno u.s.?
R. Risponderò a Tullio Zembo sulle proprie pagine de L’Italiano (difatti, la risposta è uscita sul numero del 16 giugno u.s., NdR). Intanto, posso anteciparvi alcuni punti della stessa. La serie di articoli parte da una interessante riflessione, per quanto polemica, sull’indiscutibile “valore storico e la funzione dei patronati”. Ritengo anche io opportuno un approfondimento e anche un dibattito sul ruolo e la funzione degli Istituti di Patronati, in Italia e all’estero.
La mancanza di una informazione completa in relazione ad un servizio spesso indispensabile per tanti nostri concittadini, in Italia e all’estero, rischia infatti di indurre a equivoci o incomprensioni che una conoscenza piu’ profonda della legislazione di riferimento e dell’organizzazione dei patronati sul territorio aiuterebbe ad eliminare. Gli stessi articoli di Zembo denotano una mancanza di conoscenza di tale legislazione e della conseguente strutturazione di tali istituti a livello locale.
Per quanto si riferisce all’affermazione secondo la quale io farei la carità con i soldi dello Stato italiano, invito il Sig. Zembo a conoscere lo “Spazio dei Sogni”, una struttura di oltre 1000 mq. a ridosso di una favela di San Paolo, dove da oltre 10 anni, con altre decine di collaboratori volontari, seguo direttamente un progetto che assiste oltre 300 bambini poveri e le loro famiglie, senza un soldo del Governo Stato italiano.
Gli articoli di Zembo insistono sulla “consulenza legale” che, secondo lui, sarebbe proibita ai patronati. Tale compito sarebbe invece esclusivo degli studi legali privati ai quali i nostri connazionali dovrebbero rivolgersi. Anche in questo caso siamo di fronte ad un equivoco: difatti, l’assistenza e la consulenza legale fanno parte del servizio offerto dai patronati, il che ovviamente non esclude il diritto del cittadino di scegliere un avvocato a chi rivolgersi per la soluzione di una questione che gli riguardi.

Giovanni S. Crisi

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