L'Eco d'Italia un settimanale che sta accompagnando la vita della comunitá italiana nell’America del Sud da oltre quarant’anni. Una continuitá editoriale ininterrotta che fa ormai parte della storia stessa dell’emigrazione italiana in questa parte del continente americano. Non esiste, infatti, alcun altro periodico che vanti tale longevitá, con un archivio che oggi rappresenta una ricchezza di dati e un registro di cronache e fatti riguardanti vita associativa, attivitá, avvenimenti, manifestazioni e rivendicazioni dei diritti degli italiani all’estero.
Il suo fondatore, Gaetano Cario, giunto sedicenne in Uruguay nel 1958 dalla natia Parenti, in provincia di Cosenza, si stabilì a Montevideo.
Desideroso di non perdere i legami con la terra di origine e, nello stesso tempo, stimolato da quanto succedeva nella comunitá italiana di quel paese, il giovane Cario si rese conto che qualcosa di essenziale mancava: un giornale in lingua italiana. Per questo motivo, nel 1964 con altri due connazionali, Angelo Del Duca e Mario De Luca, concepí il progetto editoriale per fondare un periodico che riempisse questo vuoto.
La realtá del momento, considerando le non poche difficoltá di ordine economico e tecnico a cui far fronte, indusse i due soci ad abbandone l’impresa. Il giovane Cario, con grande tenacia e con le idee chiare, rimase solo a fondare L'Eco d'Italia, quello che sarebbe divenuto, col tempo, il periodico piú diffuso ed attualmente il giornale decano della stampa italiana di collettivitá.
Il primo numero del periodico vide la luce, come quindicinale, il primo ottobre del 1964, con una tiratura di 10 mila copie, rappresentando per l’epoca l’unico organo di stampa della comunitá italiana in Uruguay, la quale accolse con favore la coraggiosa iniziativa.
Ben diversa era la situazione in Argentina dove all’epoca, per una collettivitá molto piú numerosa, si stampavano: un quotidiano, un bisettimanale, tre settimanali, un mensile e una rivista, tutti in lingua italiana, che, purtroppo oggi, sono tutti scomparsi. Il mercato “argentino” era molto piú ricettivo di quello uruguayano. In consederazione di ció, Gaetano Cario decise di stampare anche in Argentina un’edizione del suo periodico, nel mentre divenuto settimanale, mantenendo lo stesso nome della testata: L'Eco d'Italia .
Ció avvenne nell’anno successivo alla fondazione, affidando la direzione al compianto giornalista Mario Pascuzzi, originario di Zungri, oggi in provincia di Vibo Valentia.
Lo stesso Cario, con la famiglia, si trasferí successivamente in Argentina, nel rione di Floresta Sud, nella cittá di Buenos Aires, verso la fine del 1970. Quivi costruí la sua casa e installó una tipografia.
Da quell’anno la storia del giornale é un continuo progresso: Aggiornandosi alla trasformazione dell’editoria, mette da parte le vecchie linotipo per utilizzare la “composer” e l’ “offset”. Piú tardi la tipografia diventa automatica e la redazione si informatizza. Anche l’edificio si modernizza e si amplia tanto da ospitare riunioni di associazioni italiane. Oltre all’edizione delL'Eco d'Italia per l’Argentina, si continua a stampare quella per l’Uruguay, alla quale si aggiungono quelle per il Brasile (San Paolo e Porto Alegre), per il Cile e il Perú; Paesi nei quali lavorano corrispondenti che mantengono contatti con le rispettive collettivitá.
La lunga esperienza maturata nel settore ha portato Gaetano Cario a ricoprire numerose cariche istituzionali, tra cui quella di membro dell’esecutivo della F.U.S.I.E., Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero.
Nella redazione di Buenos Aires collaboravano il caporedattore, geom. Enzo Pasian e il giornalista pubblicista, dott. Enzo Rapisarda. L’anno 2005 fu un anno di trasformazioni: vennero a mancare per una improvvisa e cruenta infermità, quasi contemporaneamente, sia il fondatore Gaetano Cario che il suo capo-redattore Enzo Pasian e ciò comportò, ovviamente una ristrutturazione. Il buon seme posto da Gaetano ha dato i suoi frutti: i figli di luii, Adriano, Alessandro, Fabio e Paolo, hanno seguito con forza e volontà l’attività iniziata dal padre. Si è reso necessario un cambio dei direttori dei giornali editi in Sud America; un cambio generazionale dovuto all’adattamento alle nuove esigenze che ha visto l’uscita di alcuni vecchi collaboratori per altri più giovani, soprattutto Maria Josefina Cerruti espressione della cultura e delle istituzioni in Buenos Aires, e Vittorio Galli, commentatore politico, attento conoscitore dei costumi e storico esperto, la cui precedente esperienza e la appartenenza spirituale al concetto giornalistico di Indro Montanelli rafforzano la nuova linea editoriale. Nuova in quanto si è sviluppato il presupposto dell’associazionismo, della vita collettiva, di una attenzione sempre più rivolta all’informazione riguardante l’attività delle Associazioni.
Nuova linea che ha già avuto esito favorevole: nuove sottoscrizioni, maggiore diffusione e maggiore attenzione da parte di piccole e medie imprese. La nuova direzione dei fratelli Cario si è espressa anche con la creazione di Radio AM 930, sempre dell’Eco d’Italia, condotta da Adriano Cario e Gustavo Mandarino, giovani elementi, che hanno ottenuto un grande ascolto, seguitissimo dalla comunità italiana in Buenos Aires e che, visto il risultato, avrà sempre maggiore sviluppo di rete e di antenna. L’impresa familiare sta ora assumendo caratteristiche impresariali: è una forza rinnovata, composta da giovani, da persone preparate, serie, e con la chiara attenzione rivolta al futuro, non solo immediato.
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